Europa in Circolo 2020: "Che ogni cosa trovi il suo posto" di Sylvie Richterová

  • 17. 07. 2020
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La terza edizione della rassegna "Europa in circolo. Incontri con scrittori europei contemporanei" si è svolta nel formato online sulle pagine facebook di tutte le Istituzioni culturali che hanno partecipano al progetto.

La scrittrice ceca Sylvie Richterová è stata presentata dalla Direttrice del Centro Ceco di Roma Petra Březáčková e dal prof. Rizzante il 16 luglio 

Sylvie Richterová è nata a Brno, che qualcuno ha definito «città più kafkiana di Praga». La stessa città dove sono nati Janáček, tra i massimi compositori del XX secolo, Skácel, uno dei grandi poeti moderni delle lettere ceche, gli scrittori Jan Trefulka e Antonín Kratochvíl, la scrittrice Vera Linhartová e i due romanzieri cechi più conosciuti al mondo: Hrabal e Kundera. Nel 1963 si trasferisce a Praga, dove studia lingue e letterature moderne. Nel 1971 sceglie di vivere, caso eccezionale nell’emigrazione dell’Est, in Italia, a Roma, dove  insegna lingua e letteratura ceca fino al 2009. La sua è una scelta d’amore. Un amore non proprio ripagato dal nostro paese. La bellezza della sua prosa, nel corso del tempo, è passata per lo più inosservata. Richterová, autrice oggi fra le più apprezzate in patria e in altri paesi, in particolare la Francia, ha scritto diverse raccolte poetiche, molti saggi raffinati e sei romanzi: Ritorni e altre perdite, pubblicato nel 1978 presso la Sixty-Eight Publishers di Toronto, la casa editrice fondata dallo scrittore ceco in esilio Josef Škvorecký; Figure dissipate (1979), Topografia (1983), Sillabario della lingua paterna (1986), tutti usciti inizialmente in samizdat, e Secondo addio (1994).

Nel 2014 pubblica Che ogni cosa trovi il suo posto, uscito di recente nel Belpaese (Mimesis) nella sapiente traduzione di Alessandra Mura. Nella prefazione alla traduzione italiana di Topografia (1986), Milan Kundera afferma: «Jean Cocteau definiva tutti i suoi romanzi “poesie di romanzo”. Questa espressione mi è sempre piaciuta e distinguevo tra gli scrittori coloro che sono “poeti” del romanzo e coloro che non lo sono […] Essere poeta del romanzo significa concentrarsi ostinatamente sull’essenziale (esistenzialmente essenziale) ed eliminare il resto». Anche Che ogni cosa trovi il suo posto, dove l’autrice viaggia con la memoria tra Roma e Praga dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, attraverso le  tappe fondamentali del 1945, del 1968 e del 1989, si concentra su ciò che è «esistenzialmente essenziale». Per un vero romanziere la Storia non è altro che un «laboratorio antropologico» per mettere alla prova i suoi personaggi. La Storia, infatti, è la quintessenza dell’astrazione: è popolata da uomini e donne senza volto. Il romanzo corregge la Storia: offre a ogni individuo un volto, scopre un lato sorprendente in ogni situazione. Si leggano, ad esempio, le pagine sul Natale uno e trino così come era vissuto nel 1965 sotto un regime comunista: «marxista in pubblico, pagano in famiglia e cristiano in segreto».

(Massimo Rizzante: https://www.doppiozero.com/materiali/sylvie-richterova-esilio )

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