La Boemia contro l'Austria-Ungheria (1917). La libertà degli zceco-slovacchi e l’Italia - Edvard Beneš

  • 25. 11. 2020
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  • tempo di lettura 2 min.

[Con prefazione dell’on. Andrea Torre, Deputato al Parlamento Italiano. Con due cartine in appendice, Casa Editrice “Ausonia,, - Roma, 1917]. Revisione e postfazione di Francesco Leoncini, Editrice Storica – ISTRIT (Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano), Treviso, 2020, pp. 168, Euro 15. Distribuito da Editoriale Programma oppure [email protected]

Tra le personalità più rilevanti della politica europea della prima metà del Novecento, protagonista, assieme ai neomazziniani, della Conferenza delle nazionalità soggette all’Austria-Ungheria dell’aprile 1918 in Campidoglio, Edvard Beneš è rimasto in un cono d’ombra nella storiografia italiana.

Lo scrittore e giornalista Giuseppe Antonio Borgese lo definì nell’occasione romana «il più entusiasta e lungimirante di tutti». E in effetti il suo intenso lavorio diplomatico nel corso della guerra e successivamente negli anni  ’20 e ’30, quale ministro degli Esteri della Cecoslovacchia, fu alla base non solo della nascita e del consolidamento del nuovo Stato ma anche della costruzione di un equilibrio internazionale e di un sistema di sicurezza  collettiva.

Solo il violento impatto dell’espansionismo hitleriano e la fatale accondiscendenza delle potenze occidentali finì per distruggere il suo Paese e con esso l’intero assetto post asburgico.

Questo volume nel tracciare alcune linee generali della storia dei cechi e degli slovacchi e nel denunciare la dura condizione cui venivano sottoposti da parte delle autorità austriache e magiare nel corso della guerra, risente ovviamente del clima dello scontro in atto.

Ma esso soprattutto contiene la proposta di un’alleanza strategica con l’Italia che possa andare oltre le contingenze belliche e ponga al centro i comuni interessi di carattere economico e commerciale. Sottolinea in particolare la necessità di coinvolgere nel progetto anche gli slavi del sud al fine di  impedire una rinnovata penetrazione  austro-tedesca nell’Adriatico.

Fu proprio ciò che invece avvenne negli anni ’40 in seguito alla creazione dell’Asse Roma – Berlino e alla comune aggressione alla Jugoslavia.

Succeduto nel ’35 al suo maestro e mentore Tomáš G. Masaryk nel ruolo di presidente della Repubblica, Beneš si trovò al centro e vittima  di crisi epocali, quali quella del ’38, che dette avvio alla Seconda guerra mondiale, e quella del ’48, quando la presa del potere dei comunisti a Praga segnò la definitiva rottura dell’alleanza antifascista tra le democrazie occidentali e l’Unione Sovietica.


Francesco Leoncini è il maggiore studioso italiano di storia ceco-slovacca e autorevole interprete della realtà politica e sociale della Mitteleuropa.

Ha insegnato dal 1971 al 2011 all’Università Ca’ Foscari di Venezia.


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